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NEWS #415 - ON-LINE DAL  16/07/2010
La Cina e le rinnovabili
Cresce la consapevolezza della necessità di affrontare il problema energetico, sia in termini di maggiore efficienza sia in termini di sostituzione delle fonti fossili di energia con le fonti alternative

E’ il paese con il maggior tasso di emissione di Co2, avendo scavalcato gli Stati Uniti. Ma la Cina sta cambiando volto e sempre di più si fa strada l’idea che la crescita non può prescindere dall’ambiente. E una grande sfida per lo sviluppo sostenibile non solo della Cina ma dell’intera economia mondiale è costituita dal problema energetico e dal connesso problema del cambiamento climatico.

E la domanda energetica della Cina è in forte espansione. Tanto che l’International Energy Agency (Iea) calcola che tra il 2007 e il 2030 l’incremento di domanda di energia primaria in Cina sarà dalle tre alle quattro volte superiore a quello dei paesi Ocse. Cresce dunque la consapevolezza della necessità di affrontare il problema energetico, sia in termini di maggiore efficienza sia in termini di sostituzione delle fonti fossili di energia con le fonti rinnovabili. Una necessità che potrebbe tradursi in un’opportunità di business per le aziende dei paesi industrializzati. E la Cina è senza dubbio la meta più ambita.

Secondo uno studio della società di consulenza Ernst&Young, infatti, la Cina è, insieme agli Stati Uniti, la destinazione più attrattiva per gli investimenti in energie rinnovabili. Il colosso asiatico ha guadagnato due punti negli indici grazie ad investimenti in energie pulite pari a 34,6 miliardi di dollari, quasi il doppio degli Stati Uniti e nel 2009 è emersa come leader mondiale per capacità installata nell’eolico. Un’occasione per gli investimenti che non si è lasciata sfuggire Asja Ambiente Italia, che opera nel settore delle energie alternative. Una scelta che, come testimonia il presidente della società, Agostino Re Rebaudengo, nella rivista ‘Mondo cinese’, risale al 2004. Da allora Asja ha costruito e gestito solo in Cina tre grandi impianti di captazione e valorizzazione del gas di discarica. Impianti che, afferma il presidente “non solo contribuiscono ad abbattere ingenti quantità di emissioni di gas serra, ma generano anche energia elettrica che viene ceduta alla rete di distribuzione nazionale e calore che vene utilizzato in loco”. Il colosso asiatico, e non solo, rappresenta dunque una grande occasione per le imprese italiane: portare all’estero il ‘made in Italy’ purchè sia sinonimo di garanzia e qualità.

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